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Mario Pagani

L’Artista

Mario Pagani

Nato analogico, diventato digitale

Biografia

Mario Pagani appartiene alla generazione che ha visto nascere l’informatica. Comincia da ragazzo, quasi per gioco, davanti a un VIC-20 Commodore — e quel gioco diventa una professione, e una vita intera dedicata alla tecnologia.

Accanto, una passione mai spenta: l'arte. Per decenni attraversa i grandi musei del mondo — il Guggenheim, il British Museum, il Prado — accumulando visioni, nutrendo l'occhio, immaginando come sarebbe stato creare qualcosa di suo.

Un giorno decide di farlo. Unisce le due anime della sua vita — la tecnica e lo sguardo — in un progetto unico: AUREUM, un atelier d'arte digitale. Qui fonde i generi e la storia dell'arte, dalla luce di Caravaggio all'oro di Klimt fino al kintsugi giapponese, trasformando le proprie idee in opere digitali uniche, autenticate una a una.

E infine compie il passo che lo distingue: rende le opere vive. Non più immagini ferme, ma opere che respirano e si animano, dove il pensiero diventa movimento visibile.

Vive e lavora a Roma.

Statement

Ogni mia opera nasce da un pensiero.

Il mio lavoro è trasformare quel pensiero in qualcosa di rappresentativo: dargli forma, materia, luce.

Fondo i generi e la storia dell'arte — la luce dei maestri, l'oro, il kintsugi che fa della ferita una linea preziosa — per creare immagini digitali uniche, ognuna irripetibile e autenticata. Non riproduzioni, ma opere singole, come una tela che esiste in un solo esemplare.

Ma un'immagine ferma racconta solo metà della storia. Per questo compio un ultimo passo: rendo le opere vive. Le faccio respirare, muovere, rivelare la loro anima. Nell'istante in cui l'opera si anima, il pensiero che l'ha generata smette di essere nascosto e diventa visibile.

L’immagine è l’oggetto.
L’anima è il pensiero.

Vengo dalla tecnologia, non dall’accademia: sono nato analogico e diventato digitale. Forse è per questo che non vivo il mezzo digitale come una tecnica, ma come una lingua — la lingua in cui, finalmente, dico ciò che per una vita ho soltanto immaginato.

Le radici

Arme della famiglia Pagani

Nella famiglia Pagani scorre lo spirito di chi osa e attraversa i confini.

Antonio Pagani, tessitore comasco nato nel 1833, combatté nella Seconda guerra d’indipendenza e nel 1860 partì con Garibaldi tra i Mille, promosso sul campo fino a ufficiale. Congedato, tornò a Como e al suo telaio.

Tre generazioni più tardi, il nonno di Mario, Italo Pagani, servì l’Italia attraverso le due guerre mondiali — dalla Grande Guerra al comando del 93° Reggimento Fanteria “Messina” come colonnello, “Impetuosa Messanensis legio”, per poi concludere la carriera col grado di generale.

Un secolo dopo, con strumenti diversi e lo stesso istinto, Mario Pagani attraversa un altro confine: quello tra il pensiero e l’immagine, tra l’analogico e il digitale. Dove un avo intrecciava fili sul telaio, il discendente intreccia luce e pensiero.

Un omaggio a quelle radici: l’arme della famiglia Pagani, riletta in oro secondo il linguaggio di AUREUM.

AUREUM — Mario Pagani
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